L'ennesima presa per il CULO - Nessuna abolizione, l'Imu cambierà nome. E la pagheranno molti più italiani - Gek60
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Sandro Bulgarella

L’ennesima presa per il CULO – Nessuna abolizione, l’Imu cambierà nome. E la pagheranno molti più italiani

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Com’era prevedibile l’abolizione dell’Imu comporterà l’arrivo di una nuova imposta, che graverà anche su chi fino a quest’anno non pagava l’imposta erede dell’Ici. Per venire incontro al diktat del PdL di Silvio Berlusconi, infatti, il governo sta studiando una soluzione che permetta di abolire l’Imu senza però abolirla, e che rischia di redistribuire il carico fiscale dai più ricchi ai più poveri.

Si dovrebbe chiamare Imposta Case e Servizi (ICS) e dovrebbe contenere al proprio interno anche la Tares, la nuova tassa sui rifiuti (anch’essa rinviata a dicembre, come l’Imu, guarda caso), la tassa su servizi come l’illuminazione stradale e forse l’imposta di registro sulle compravendite. È plausibile ritenere che questa nuova imposta finirà per gravare anche su quella metà degli italiani che attualmente non paga l’Imu, ma molto dipenderà da come la ICS verrà declinata.
Il governo di Letta e Saccomanni starebbe infatti studiando anche una riforma (o una riformina) del catasto, che dovrebbe alleviare il carico sugli immobili della periferia rispetto a quelli del centro, mentre l’eliminazione dell’addizionale Irpef comunale permetterebbe di sgravare un po’ il carico ai lavoratori dipendenti. Tuttavia questa manovra avrebbe un costo, ovvero una patrimoniale sugli immobili con valore catastale superiore al milione e mezzo di euro, che il PdL, fermo su “cancellazione e restituzione dell’Imu”, difficilmente potrà accettare.
Ricapitolando: la sospensione della rata di giugno costerà 2 miliardi; la rinuncia all’aumento del’Iva a luglio ne costerà altrettanti; il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga ne costerà poco meno. Totale 6 miliardi, che potrebbero essere trovati in via provvisoria tirando in ballo la Cassa Depositi e Prestiti. Si tratterebbe di un anticipo, però: gli italiani saranno costretti a tirar fuori questi quattrini a fine anno, con l’arrivo della nuova ICS. In altre parole la tredicesima del 2013 (per chi ce l’ha) rischia di finire spesa per un’imposta molto simile l’Imu, che però si chiamerà in modo diverso e che interesserà anche buona parte di quella metà di italiani che prima non pagava l’Imu. La speranza di pagare meno per molti lavoratori dipendenti e affittuari è, al momento, solo una speranza, per l’appunto: molto dipenderà da quanto il PdL deciderà di mettersi di traverso. Gli effetti di questo giochetto politico, infatti, rischiano di esse dannosi quanto demenziali.
La coperta, infatti, è troppo corta, nonostante la politica si trastulli con il falso problema dell’Imu: l’Italia non può permettersi manovre allegre e guidate dall’interesse di parte, visto che si trova sul filo degli accordi europei, con un rapporto deficit/Pil del 2,9% e quindi a un passo dal famigerato 3%. Non è solo una questione contabile: rimanere sotto il 3% e uscire dalla procedura d’infrazione comporterebbe lo sblocco di 12 miliardi che l’Italia potrebbe usare per gli investimenti.
L’abolizione e la restituzione dell’Imu sulla prima casa, se non sostituite da un’imposta di uguale importo, rischia in definitiva di costare al Paese 20 miliardi, senza contare tutte le altre misure anti-crisi che dovrebbero finire nel dimenticatoio, come la rinuncia all’aumento dell’Iva, il finanziamento della Cig in deroga, i crediti d’imposta per le assunzioni (costo: 2,5 miliardi), la proroga dei precari nella P.A. (poco meno di un miliardo) e il fondo Pmi contro i rubinetti chiusi delle banche. Siamo proprio sicuri che queste misure non debbano avere la priorità sull’Imu?

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