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Carceri: pestaggi, sevizie, violenze sessuali.. al minorile di Bologna la brutale legge dei più forti

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Le motivazioni della sentenza per lo stupro di un ragazzo al carcere minorile bolognese da parte di due detenuti. Era già stato pestato e minacciato dai compagni. L’intera struttura è sotto inchiesta: 35 indagati.
“Non si può ignorare quanto riferito da giovani sentiti in dibattimento: all’Istituto penale minorile di Bologna (il carcere del Pratello) si perpetravano quotidianamente violenze, soprusi, angherie da parte di un gruppo di detenuti “più forti” (che deteneva “il potere” e aveva imposto le proprie regole) sui ragazzi più deboli; all’Ipm di Bologna la “polizia penitenziaria” non si accorgeva di nulla, interveniva solo in casi estremi: “quando c’è fuoco… quando c’è altro… se sei morto interviene”; all’Ipm di Bologna la violenza sessuale di gruppo subita da “X” il 5 settembre 2011 e conosciuta dall’”ispettore/direttore del carcere” al quale un detenuto e la vittima l’avevano riferita il giorno successivo, è stata oggetto di denuncia al magistrato di sorveglianza solo a distanza di 15 giorni”.

È il durissimo atto di accusa contro il mondo da incubo del Pratello e la sua gestione. Sono le motivazioni della sentenza con la quale il Tribunale dei Minori ha condannato a giugno due ragazzi per aver costretto un compagno di cella a fare sesso orale. Paola Ziccone era già stata rimossa, direttore era Lorenzo Roccaro e su questo ennesimo episodio di omessa denuncia, per un fatto molto più grave dei precedenti c’è un’inchiesta in corso del pm Rossella Poggioli.

Il detenuto, un marocchino, costretto a fare sesso legato al letto era già stato oggetto di “attenzioni”. Entra in cella il primo settembre, per un reato tra l’altro nemmeno gravissimo: un’estorsione alla madre. Viene sottoposto al “gioco della bicicletta”: pezzi di carta tra i piedi accesi con un accendino, poi gli bruciano i peli delle ascelle. Gli rubano i vestiti e nel pomeriggio del 5 settembre “lo picchiano in cella e nel bagno con calci e pugni (sei giorni di prognosi). Il ragazzo non è in grado di reagire ha paura, non grida, non chiede aiuto, non denuncia gli autori delle percosse, non avverte il personale, che non si accorge di nulla”, scrive nelle motivazioni il presidente del collegio giudicante Donatella Donati.

“Neppure il compagno di cella interviene: ha paura, si limita ad invitare gli aggressori a lasciare in pace l’amico, teme il peggio anche per sé: sa che potrebbe essere picchiato dai compagni di cella o dai loro amici detenuti: un gruppo di ragazzi che all’interno del carcere detiene “il potere” e interviene con azioni punitive e violente a sostegno degli aggressori nel caso in cui le vittime dei soprusi o eventuali testimoni dovessero denunciare le violenze”. Continua il giudice: “È una vita dura di sofferenze e ingiustizie in un ambiente dove ciò che disciplina i rapporti tra i giovani detenuti è la brutale legge della prepotenza, dove il rispetto delle regole ha lasciato il passo al potere dei più forti sui più deboli”.

Un carcere intero sotto inchiesta, forse per la prima volta in Italia

Trentacinque persone hanno ricevuto dai carabinieri del Nucleo investigativo l’atto di fine indagine del pm Antonello Gustapane per omessa denuncia di una serie di reati commessi nelle celle del Pratello. È lo sviluppo clamoroso del caso emerso nell’autunno scorso quando venne un’ispezione urgente da Roma dopo le denunce della Procura dei minori. Allora vennero rimossi i tre vertici della giustizia minorile a Bologna, Giuseppe Centomani, il direttore Lorenzo Roccaro e il capo della polizia penitenziaria Aurelio Morgillo. Sotto accusa ora sono gli agenti di polizia penitenziaria (con l’ex comandante Morgillo) e poi educatori, compresi sei donne e il coordinatore Alfredo Ragaini e l’ex direttrice Paola Ziccone, che era stata rimossa nell’estate di un anno fa. A lei la Procura contesta 36 violazioni, commesse in ipotesi tutte le volte che – dal gennaio 2010 al luglio 2011 – aveva ricevuto dalla polizia penitenziaria notizie di reati commessi dai detenuti e “ometteva di denunciare il reato all’autorità giudiziaria, limitandosi a irrogare una sanzione disciplinare”.

Ziccone è indagata quasi sempre anche come presidente del Consiglio di disciplina. Tra i reati non denunciati, solo uno è stato commesso da agenti di polizia e tutti gli altri da ragazzi detenuti: è un fatto successo il 30 novembre del 2011 quando quattro agenti – l’ispettore Alfonzo Caracciolo, Salvatore Vitagliano, Cosimo Mele e Antonio Di Bacco – sono accusati di aver percosso un ragazzo slavo. “Lo sottoponevano – dice l’atto del pm – a misure di rigore non consentite dalla legge, applicandogli le manette ai polsi e sottoponendolo ad isolamento in una cella dalla quale smontavano le ante dalle finestre” per fargli prendere freddo, una specie di tortura, un atto tra i più gravi in un carcere degli orrori di cui già era venuto a conoscenza l’ispezione di Francesco Cascini.

Tra coloro che hanno omesso le denunce spiccano l’ispettore Antonino Soletta, delegato sindacale della Cgil che viene citato nell’atto undici volte e l’ispettore Caracciolo (13 volte). L’ex comandante Morgillo, da solo o in concorso con altri agenti, viene chiamato in causa dieci volte dal pm per non aver fatto denuncia e aver solo inviato i rapporti alla Ziccone. Ma Morgillo è indagato anche per non aver segnalato il fatto più grave, la violenza sessuale del 5 settembre del 2011 di cui si occupa il pm Rossella Poggioli che deve ancora terminare le indagini.

A parte la violenza sessuale successiva all’allontanamento di Ziccone (per ragioni disciplinari che esulano da questa vicenda), gli episodi non denunciati riguardano sette casi di abusi, minacce o percosse tra detenuti, due detenzioni di stupefacenti, un furto ad una insegnante e moltissimi danneggiamenti (anche un incendio) e resistenza agli agenti. Visto il clima del carcere e le testimonianze dei ragazzi sui soprusi degli agenti rese all’ispettore Cascini, non è escluso che dietro a tante “resistenze” si nascondano scenari ancora più gravi e complessi.

Omesse denunce al minorile di Bologna, indagati in 35 ( fonte: Dire)

Risolvevano le questioni internamente, riferendo l’accaduto tutt’al più al direttore e solitamente tutto finiva con una sanzione disciplinare. Ma i vari episodi di reato (litigi anche violenti tra giovani detenuti, piccoli danneggiamenti o furti) avvenuti dentro le mura del carcere minorile di Bologna non venivano mai denunciati -come invece avrebbe dovuto accadere- all’autorità giudiziaria. Di questo la Procura di Bologna accusa 35 persone che lavorano o lavoravano al carcere del Pratello. Tanti sono agenti di Polizia penitenziaria, ma ci sono anche educatori e operatori. E c’è anche Paola Ziccone, l’ex direttrice.

L’inchiesta del pm Antonello Gustapane, partita prima di Natale, è già chiusa: sono in corso le notifiche degli avvisi di fine indagine, un atto che solitamente prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio. Insomma, i 35, Ziccone compresa, rischiano il processo. L’accusa è per tutti omessa denuncia, ovvero il fatto di non aver fatto rapporto all’autorità giudiziaria di fatti che costituiscono reato. Quello che doveva essere raccontato e non lo è stato risale indietro fino all’inizio del 2010 e arriva fino alla fine del 2011, quando scoppiò il caso Pratello in città (in seguito al quale i vertici vennero rimossi dal ministero). A quattro agenti della Polizia penitenziaria, però, è contestato anche un episodio di violenza nei confronti di un minorenne ristretto al Pratello: sono accusati di percosse e abuso di autorità su detenuti. Il 30 novembre 2011, i quattro agenti (tra loro anche un ispettore) avrebbero prima picchiato il ragazzo e poi, dopo averlo ammanettato, chiuso in una cella da cui tolsero le finestre (erano i giorni del grande gelo).

Fonte: La Repubblica

L’ex direttrice Ziccone: informavo il Magistrato di Sorveglianza (fonte: Dire)

“I verbali dei Consigli di disciplina, sono sempre stati inviati al magistrato di sorveglianza per i minorenni, Luigi Martello, come era mio dovere fare. Le notizie di reato, alla Procura, non le deve trasmettere il direttore del carcere, ma la Polizia penitenziaria”. Si difende Paola Ziccone, l’ex direttrice del carcere minorile del Pratello di Bologna, indagata insieme ad altri 34 tra agenti e operatori della struttura con l’accusa di omessa denuncia.

“Non mi sorprende questa indagine. Durante l’ispezione del dicembre scorso, l’ispettore Francesco Cascini esaminò alcuni registri e poi parlò di fatti non denunciati all’autorità giudiziaria. Quindi me lo aspettavo, è normale che se un ispettore dice queste cose la Procura apra un’inchiesta e iscriva. Certo, qualcosa di strano c’è se sono stati iscritti tutti i dipendenti del Pratello”, dice Ziccone. Per l’ex direttrice, però, non ci fu omissione di rapporto.

“Non è vero che gli atti dei Consigli di disciplina finissero dentro un cassetto. Li abbiamo sempre trasmessi, con tutti gli annessi e connessi compresi i rapporti degli agenti, sono stati trasmessi al magistrato di sorveglianza per i minorenni, come dice la legge. Per me, se un ragazzo danneggia un tavolo, è una violazione dell’ordinamento penitenziario, non un reato. Io sono un direttore, non posso avere gli stessi compiti di un poliziotto”. La Procura dei minori, secondo Ziccone, doveva essere informata dalla Polizia penitenziaria. “È loro dovere trasmettere la notizia di reato. L’agente deve informare il suo comandante e questo, se crede dopo aver fatto qualche indagine, deve trasmettere la notizia di reato alla Procura e al direttore”, dice Ziccone. Che punta il dito sull’ex comandante delle guardie, Aurelio Morgillo, anch’esso indagato.

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Secondo l’ex direttrice del carcere, le cose hanno incominciato ad andare storte dopo l’arrivo di Morgiello, nel 2010. “Dal 2001 al 2010 ero io la direttrice ma è sempre andato tutto bene. Dopo il suo arrivo, nel 2010, ne è successa di ogni”. Ziccone ricorda che a partire dal marzo 2011, “ho scritto per tre volte al capo dipartimento per dirgli che c’era qualcosa che non andava, che la Polizia penitenziaria secondo me non faceva il proprio dovere”. La prima lettera è del marzo 2011. Pochi giorni dopo, poi, “il procuratore minorile Ugo Pastore scrisse a Morgillo, e a me per conoscenza, ricordandogli l’obbligo di avvisarlo immediatamente delle notizie di reato”, ricorda l’ex direttrice. Insomma, se qualcosa non ha funzionato, sostiene Ziccone, bisogna guardare dentro la Polizia penitenziaria.

“Il pm che ha fatto le indagini (Antonello Gustapane, ndr) queste cose forse non le sa. Mi farò interrogare e gliele spiegherò”, dice Ziccone, convinta che ci sia una seconda inchiesta che riguarda un periodo successivo a questo, ovvero dopo la sua rimozione. I 35 avvisi di fine indagine inviati in questi giorni dalla Procura di Bologna riguardano fatti commessi dall’inizio del 2010 fino a dicembre 2011. “Forse mi sbaglio ma credo che ci siano due filoni d’indagine. Una, questa che è finita, relativo al mio ultimo anno di gestione. Un’altra che riguarda il periodo successivo”. Alla fine di dicembre 2011, dopo l’ispezione ministeriale, vennero rimossi (e trasferiti d’urgenza) tutti i vertici del carcere: il nuovo direttore del carcere, Lorenzo Roccaro, il direttore del Centro giustizia minorile dell’Emilia-Romagna, Giuseppe Centomani e il comandante della polizia penitenziaria Morgillo.

Durante (Sappe): gli agenti hanno relazionato, non spetta a loro denunciare (fonte: Dire)

“Gli agenti hanno riferito ai vertici della struttura gli illeciti e già questo basterebbe a scagionarli”. Il Sappe, in una nota, prende posizione sulla vicenda del carcere minorile del Pratello e difende gli appartenenti alla Polizia penitenziaria finiti sotto inchiesta (sono 25 compreso l’ex comandante Aurelio Morgillo) e accusati di omessa denuncia. All’interno della struttura della Polizia penitenziaria, spiega il segretario generale aggiunto, Giovanni Battista Durante, non spetta ai singoli agenti fare le denunce all’autorità giudiziaria: è compito dei “vertici della struttura stessa, attraverso un apposito ufficio a ciò preposto, ammesso che nel carcere del Pratello tale ufficio esistesse”. È un attacco (neanche tanto indiretto) all’ex direttrice Paola Ziccone. “Siamo convinti – prosegue Durante – che il tutto scaturisca da una generale disorganizzazione dell’intera istituzione minorile, le cui strutture sono rette da persone a volte inadeguate”.

Il numero uno del Sappe spiega di non aver letto gli atti della Procura (che in questi giorni ha inviato 35 avvisi di fine indagine a guardie, educatori e sanitari, oltre che all’ex direttrice), ma il contesto che ne emerge non è quello di “un clima omertoso volto a nascondere presunti abusi a danno dei minori”, spiega Durante. Le relazioni sugli episodi, infatti, sono state fatte: i vertici erano stati avvisati. “Adesso – conclude il segretario aggiunto – è il momento che ognuno si difenda nelle sedi approppriate e faccia valere le proprie ragioni”. Durante si augura che “il tutto si svolga in un clima sereno e garantista, senza che si facciano inopportuni processi mediatici”.

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Questo comunicato è rivolto a tutti i lettori del blog, Onorevoli e Avvocati compresi.  Leggi tutto. Il contenuto di questo articolo, pubblicato dalla "Fonte" - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea di pensiero di gek60, che rimane autonoma e indipendente.
  • Luxurya

    Invece di sedare e selezionare li le nuove reclute violente che una volta usciti saranno i perni o i capi di nuovi gruppi criminali, si lascia tutto al caso e al silenzio…a che ca.. serve un carcere se non si seleziona un branco? Se certi individui si credono dei piccoli boss una volta fuori, il 50% della colpa è della polizia penitenziaria, che se ne fott… e pesta anch’essa a volontà.. e sarebbero dei servitori dello stato? gli zerbini hanno più onore di queste mezze cartucce grasse, polentone, violente che si nascondono dentro il carcere, non fanno niente di utile, vengono pagati per non fare assolutamente niente, e in più sono parte del sistema violento..non sono rari i casi di denuncia da parte dei detenuti anche verso le guardie carcerarie aguzzine… Che schifo questa società di mer… voi soldatini carcerari fate schifo come i piccoli boss..vi nascondete dietro le vostre mura, e di certo anche alla vostra famiglia state sul ca… per il vostro carattere arrogante, prepotente e antipatico..

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